Biblioteca Apostolica Vaticana

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Dipartimento del Gabinetto Numismatico

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Il Gabinetto Numismatico o Medagliere Vaticano conserva monete, medaglie, piombi, sigilli, placchette, targhe, pietre incise, calchi e materiale affine. Custo­disce, inoltre, le medaglie e le monete pontificie ufficiali. Il patrimonio ammonta a oltre 300.000 unità.
Suoi compiti sono quelli d'inventariare, classificare e catalogare il suddetto materiale e metterlo a disposizione degli studiosi.
Il Catalogo delle monete e delle medaglie è consultabile elettronicamente.

STORIA DEL MEDAGLIERE VATICANO

L’origine del Medagliere Vaticano si fa generalmente risalire a Marcello II (1555) che, ancora Cardinale Bibliotecario, avrebbe donato alla Biblioteca Apostolica Vaticana la sua collezione composta di molte “rarità”, tra cui un gran numero di monete antiche.

In realtà, dobbiamo arrivare al pontificato di Clemente XII Corsini (1730-1740) per trovare l’inizio di una collezione numismatica degna di tale nome nel Medagliere della Biblioteca Apostolica Vaticana. Papa Corsini, infatti, acquistò nel 1738, proprio per il Medagliere Vaticano fino ad allora abbastanza negletto, la celebre raccolta di 328 medaglioni greci e romani appartenenti al Cardinale Alessandro Albani. Da questo fondamentale nucleo, a cui furono estese le stesse censure stabilite da Sisto V per i libri e per i manoscritti, si può affermare che si svilupperà tutta la storia successiva del Medagliere Pontificio.

Tra il 1741 e il 1743 Benedetto XIV Lambertini decise l’acquisto di un’altra celebre collezione, quella del Cardinale Gaspare Carpegna, che comprendeva non solo monete e medaglie, ma anche tessere, cammei, bronzetti, gioielli, per migliaia di pezzi.
Il lavoro per l’inventario di questa immensa raccolta durò quasi due anni, ma Mons. Giuseppe Simone Assemani, “Primo Custode” della Biblioteca Apostolica Vaticana e appassionato numismatico, che già aveva redatto l’inventario della collezione Albani, nel 1743 poté inserire nel Medagliere gli oltre 4000 pezzi della collezione Carpegna.
Pochi anni più tardi entrò a far parte del Medagliere Vaticano, sempre per iniziativa di Papa Lambertini, la non meno celebre raccolta di ben oltre 5000 monete pontificie già appartenuta al famoso numismatico Saverio Scilla. Tale raccolta conteneva rarità uniche al mondo, e il Papa provvide anche a far costruire medaglieri in legno di noce, affinché tutto il materiale numismatico trovasse una degna collocazione.

Il successore, Clemente XIII Rezzonico (1758-1769), incorporò il Medagliere Vaticano al Museo Cristiano della Biblioteca e lo arricchì di circa 150 monete d’oro di eccezionale rarità, rinvenute nell’Erario Sanziore di Sisto V in Castel Sant’Angelo. La notevole sensibilità artistica di questo Pontefice e dei Cardinali che egli nominò “Bibliotecari” fece sì che il Medagliere Vaticano si arricchisse di molti pezzi pregiati, tra cui la serie completa delle medaglie pontificie in argento, battute con i coni posseduti dalla celebre famiglia di incisori Hamerani.

Ma fu la nomina, avvenuta il 1° giugno 1770, per esplicito volere di Clemente XIV Ganganelli (1769-1774), di Giovanni Elia Baldi a “Prefetto” dei Musei Cristiano e Profano della Biblioteca e, quindi, anche a responsabile delle Raccolte Numismatiche in essi conservate, a segnare la svolta decisiva nella storia del Medagliere. Tali raccolte, sebbene potessero vantare ormai una notevole quantità di esemplari, si trovavano messe insieme in modo alquanto caotico, fatta eccezione per le collezioni Albani e Carpegna, le uniche ad avere almeno un inventario sintetico. Il Baldi, dunque, iniziò la catalogazione e la sistemazione organica di questo vasto materiale, attuando anche, con l’approvazione del Pontefice, una politica di scambi con altri musei. Proprio in conseguenza di ciò, fu deciso l’acquisto della collezione di Simone Ballerini, ricca di quasi 3000 pezzi, dei quali il Baldi scelse i migliori; molti altri esemplari più o meno rari di monete e di medaglie giunsero al Medagliere in seguito a donazioni di privati.

L’avvento sul trono di Pietro di Pio VI Braschi (1775-1779), uomo di raffinata cultura, determinò un ulteriore incremento delle Raccolte Numismatiche vaticane. Il Pontefice, infatti, convogliò nel Medagliere oltre a molte monete rarissime, provenienti dalla sua collezione privata, anche tutte le monete venute alla luce durante l’opera di bonifica delle Paludi Pontine. Non solo, l’interessamento di Pio VI per il Medagliere si spinse fino a dotarlo di una nuova sede e di nuovi sfarzosi mobili, disegnati dal Valadier. Ma l’opera più meritoria di Papa Braschi in favore del Medagliere Vaticano fu certamente l’acquisizione, nel 1794, della collezione della Regina Cristina di Svezia, collezione che già nel secolo precedente aveva suscitato l’ammirazione di tutti, e alla quale, ai primi del 1700, si era aggiunto l’altrettanto celebre Medagliere Odescalchi.

Alla fine del XVIII secolo le truppe francesi del generale Berthier, impadronitesi di Roma, diedero inizio a un sistematico saccheggio della Biblioteca Apostolica Vaticana: oltre ai manoscritti, ai libri, agli oggetti d’arte, anche le collezioni numismatiche, ammassate senza alcun ordine in sacchi di canapa, furono spedite a Parigi, dove arrivarono tra il 1798 e il 1799. Il Medagliere Vaticano praticamente non esisteva più.

Nel luglio del 1800 giunse a Roma il nuovo Pontefice, Pio VII Chiaramonti (1800-1823), proveniente da Venezia, dove era stato eletto in un Conclave presidiato dalle truppe austriache.
Pur tra le molteplici preoccupazioni politiche e amministrative determinate da quei tempi tragici, Pio VII decise di acquistare la splendida collezione, per la maggior parte di monete romane, dall’antiquario P. M. Vitali, collezione che, al momento di essere trascinato in esilio, lo stesso Pontefice, temendo che fosse portata via dai Francesi, affidò al Canova perché la nascondesse in casa propria.

Comunque la dominazione francese tra il 1809 ed il 1814 non determinò altri depauperamenti del Medagliere Vaticano; anzi, quest’ultimo ricominciò pian piano ad accogliere nuovo materiale, grazie soprattutto alle numerose monete che in quegli anni affioravano dal terreno durante scavi archeologici a Roma e nei dintorni; materiale che venne strenuamente difeso dal personale della Biblioteca da qualsiasi tentativo di sottrazione, tanto che al suo rientro a Roma Pio VII poté constatare con soddisfazione come il Medagliere fosse tornato a possedere già un discreto numero di pezzi.


Dopo il definitivo tramonto di Napoleone, il Canova e Mons. Marini furono incaricati di recarsi a Parigi, onde esigere la restituzione di tutti gli oggetti razziati nella Biblioteca Apostolica Vaticana e, di conseguenza, anche nel Medagliere. Purtroppo, non esisteva un inventario completo descrittivo delle collezioni numismatiche vaticane trasferite sulle rive della Senna; così, la delegazione pontificia si dovette accontentare di riavere lo stesso numero di monete, ma non gli stessi pezzi arrivati a Parigi tra il 1798 e il 1799.

Tuttavia, il materiale recuperato, unito alla collezione Vitali e al piccolo nucleo “romano” proveniente dagli scavi, fu sistemato nella Cappella di S. Pio V, attigua alla Biblioteca, in vecchi armadi, e finalmente fu stilato un inventario completo, a cura di Giuseppe Baldi, figlio di Elia, e di Bartolomeo Borghesi.

Intanto, soprattutto l’opera indefessa del Baldi portò il Medagliere Vaticano ad ampliare notevolmente le sue raccolte, tanto più che Pio VII aveva insediato un’apposita Commissione Camerale “per gli acquisti di oggetti di Belle Arti”, formata, tra gli altri eminenti studiosi, dal Canova stesso, da Filippo Aurelio Visconti, da Carlo Fea e dal Thorwaldsen.
I pontefici succeduti a Pio VII continuarono a incrementare il Medagliere Vaticano, finché Pio IX Mastai Ferretti (1846-1878), dopo la parentesi della Repubblica Romana, ne nominò per la prima volta un “Custode”, nella persona di padre Tessieri, fine numismatico e già curatore del Museo Kircheriano. E fu proprio grazie alle insistenze di quest’ultimo, se il Medagliere Vaticano poté accogliere nei suoi armadi la raccolta di Andrea Belli, comprendente moltissime monete pontificie medievali e moderne. Altro importante acquisto fu, nel 1854, quello della collezione di monete dei tempi della Repubblica, messa insieme in circa venti anni da Francesco Sibilio, collezione che vantava 33 monete d’oro, oltre 3000 d’argento e quasi 1000 di bronzo.

Alla morte del Tessieri, nel marzo del 1873, il Medagliere Vaticano custodiva ormai molte migliaia di pezzi, che continuarono ad aumentare durante la direzione dei successori, in particolare di Carlo Ludovico Visconti e di Camillo Serafini; quest’ultimo ebbe la gioia di vedere entrare nel Medagliere, all’inizio del nuovo secolo, la straordinaria collezione, composta di oltre 26.000 monete papali, del Cardinale Lorenzo Randi.

Nel primo dopoguerra, Pio XI, fine numismatico egli stesso, sempre d’accordo col Serafini, arricchì il Medagliere con una notevole quantità di monete greche e orientali, ma anche con molti altri pezzi spesso di estrema rarità, anche medaglie, incrementate queste ultime, tra l’altro, dal lascito della collezione messa insieme dal valente numismatico Luigi Pizzamiglio e comprendente anche coni, punzoni e una vasta biblioteca sull’argomento.

In questi ultimi anni il Medagliere ha visto crescere ulteriormente le sue raccolte, specialmente nel settore delle medaglie pontificie e moderne, in seguito a donazioni o ad acquisti: la donazione delle medaglie di Luciano Zanelli, fatta dallo stesso artista; la donazione delle medaglie di Pietro Giampaoli, fatta dagli eredi del celebre medaglista; la donazione di monete del mondo occidentale, emesse dal VI secolo a.C. al XX secolo, fatta dallo stesso collezionista Mons. Salvatore Nicolosi; la donazione delle medaglie dell’artista Pezzetta, fatta dagli eredi.


Le raccolte che ancora oggi si distinguono nel Medagliere Vaticano e ne costituiscono il vanto sono senza dubbio quella delle monete pontificie, quella delle medaglie pontificie e quella delle monete romane, in modo particolare del periodo della Repubblica. Ma più o meno importanti e ricche di pezzi a volte rarissimi, se non unici, sono anche le collezioni di monete greche, bizantine, medioevali e orientali, soprattutto cinesi. Notevoli sono anche le raccolte delle bolle plumbee pontificie e bizantine, delle tessere plumbee romane; degli oltre 10.000 calchi in gesso, in pasta vitrea e in zolfo di medaglie e gemme; delle 800 gemme incise romane; delle decorazioni pontificie, italiane e straniere. Come anche ricca di volumi, tra i quali alcuni molto antichi e rari, la biblioteca numismatica, che completa il Medagliere dei Papi, uno dei più ricchi al mondo e certamente il più celebre.

Accesso al Dipartimento Numismatico
Per accedervi gli studiosi devono:
  • richiedere la tessera di accesso alla Biblioteca presso l'ufficio Ammissione studiosi;
  • fissare un appuntamento telefonando al Gabinetto Numismatico;
  • recarsi presso la Portineria della Biblioteca dove, dopo aver consegnato la tessera e ricevuto la chiave, verranno accompagnati al Medagliere;
  • firmare nel Registro delle presenze del Medagliere, apponendo l'orario d'entrata e d'uscita.
Contatti e riferimenti

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