Biblioteca Apostolica Vaticana

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Il fondo De Luca

La Biblioteca di Mons. Giuseppe De Luca è conservata presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, che ne ha preso formalmente le consegne il 31 gennaio 1963; insieme ai carteggi e alcuni manoscritti posseduti dal sacerdote, la Biblioteca è giunta in Vaticana nella primavera del 1975. Dalla seconda metà del 2008 è stato intrapreso il lavoro di catalogazione della collezione, con la collaborazione di una cooperativa di Roma. Dopo un primo periodo di formazione e messa a punto delle procedure da utilizzare, si sta procedendo a pieno regime (a marzo 2009 risultano assegnate circa 7000 collocazioni, che corrispondono a un numero molto superiore di volumi catalogati).
Secondo Hubert Jedin, che vi fa accenno in un articolo del 1963, la raccolta comprende almeno 80.000 volumi; l’inventario, non datato, conservato presso l’Archivio della Prefettura riferisce di 100.385 volumi suddivisi per altezza (moltissime edizioni antiche, anteriori al 1830; 2500/3000 cinquecentine), di cui 3000 riviste e 848 cartelle contenenti circa 15.000 opuscoli; in una lettera datata 31 luglio 1969, il Rev. P. Alfons Raes, Prefetto della Biblioteca Vaticana, stima il numero dei volumi della collezione tra 120.000 e 150.000.
«La Biblioteca non è di cimeli, bensì di pezzi estremamente preziosi, molti; moltissimi, preziosi; tutti buoni. Messi poi insieme, costituiscono non una accozzaglia, ma una architettura […] È cosa di amatori e di studiosi: diverse letterature, diversi temi» (dal Memoriale di Mons. De Luca, II, p. 3, 28 febbraio 1962).

Al termine del lavoro descrittivo si avrà la consistenza precisa di una straordinaria raccolta di opere e documenti, preziosi anche per approfondire la conoscenza di Mons. De Luca e di un periodo storico ricco di fermenti culturali che ha visto la partecipazione appassionata di una personalità tra le maggiori del Novecento.

Mons. Giuseppe De Luca nacque in un piccolo paese della Lucania, Sasso di Castalda, il 15 settembre 1898. A undici anni entrò nel seminario di Potenza, passò poi a Fermentino, dai Padri Gesuiti, e successivamente a Roma, nel Seminario Minore e poi nel Maggiore. Di spirito curioso, vivace e indipendente, fin da piccolo amò le letture e gli studi: «La vita che io mi proposi, ancor giovinetto, era una vita elevata, anche nello studio oltre che nel sacerdozio». Fu ordinato prete nell’ottobre del 1921. La sua semplicità e il suo amore per la ricerca divennero un punto di riferimento per molti. Dotato di grande umanità ed energia, strinse rapporti di collaborazione e amicizia con grandi personalità del tempo, da Benedetto Croce a Emilio Cecchi, da Giovanni Papini ad Antonio Baldini, da Giovanni Mercati a Giuseppe Prezzolini, da Werner Jaeger a Paul Oskar Kristeller, da André Wilmart a Eduard Fränkel, da Luigi Einaudi ad Alcide De Gasperi, da Palmiro Togliatti a Luigi Sturzo, a Giacomo Manzù; scrittori, filosofi, politici, artisti, tutti coinvolti nel suo progetto di realizzare una sorta di ‘ecumenismo del sapere’.
Diede vita alla serie di Storia e letteratura che darà il nome alla sua casa editrice; la collana ospitava soprattutto i giovani a cui diceva: «date a me quello che nessun editore osa pubblicarvi, perché troppo arido, troppo arduo e di condizioni esorbitanti. Studiate senza pensare al successo, alla vendita, alla carriera: son qua io a pubblicare le vostre ricerche a costo di andare mendicando per voi e il vostro lavoro». La serie, abbracciando discipline eterogenee come la filologia classica, le origini delle moderne scienze naturali, l’agiografia, la storia della Chiesa, realizza la sua idea: il rinnovato incontro tra «scienze sacre e profane». Fondò anche la rivista Archivio italiano per la storia della pietà. Fu vicino a papa Giovanni, che l’avrebbe voluto alla direzione della Biblioteca Vaticana, dove era di casa; ma egli preferì continuare la sua vita randagia tra le biblioteche, gli archivi e la sua casa editrice. Nella preparazione del Concilio Vaticano II ebbe l’incarico di consultore della commissione preparatoria degli studi e dei seminari.
Per tutta la vita contribuì a promuovere l’incontro tra filologia e storia, letteratura e teologia. «[…] e della cultura abbiamo voluto non l’appagamento d’una fatua curiosità, non l’ornamento né la vanità né la vita materiale, ma la verità di noi stessi e la coscienza di questa verità».
Morì a Roma, il 19 marzo 1962.


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