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La Polonsky Foundation sostiene un progetto
della Biblioteca Apostolica Vaticana e della Bodleian di Oxford

Avanti col digitale

Saranno informatizzate
un milione e mezzo di pagine tra manoscritti e incunaboli *

di Cesare Pasini


Digitalizzare: una parola che è diventata un'aspirazione pressante per quanti operano nelle biblioteche. Può persino diventare un'ossessione, quando la mole dei materiali da digitalizzare venga percepita in tutta la sua imponente ampiezza: se si pensa anche solo agli 80.000 manoscritti della Biblioteca Vaticana e ai suoi 8.900 incunaboli, si potrebbe rimanerne sconcertati. D'altra parte digitalizzare significa sia conservare meglio i beni culturali, rendendone meno assidua la consultazione e garantendo una riproduzione di alto livello prima di un possibile degrado dell'originale, sia renderli più immediatamente accessibili, in rete, a molte più persone: non è quindi lecito arrendersi.
Quando su questo giornale ebbi occasione di parlare, per la prima volta, di un progetto globale di digitalizzazione dei manoscritti della Biblioteca Apostolica Vaticana – circa due anni fa, il 24 marzo 2010, in occasione del test bed (una "prova generale" durata alcuni mesi) – mi venne in mente l'immagine evangelica del granello di senape: avevamo a che fare con un piccolo seme, che tuttavia eravamo sicuri contenesse un'energia immensa; e confidavamo che quel seme avrebbe potuto crescere diventando infine una grande pianta tanto da poter dare ospitalità agli uccelli del cielo. Il progetto complessivo è ancora in attesa, ma speriamo per non molto, e intanto il "gruzzolo" dei manoscritti digitalizzati cresce grazie alle attività usuali del Laboratorio di riproduzione della Vaticana o anche grazie a progetti mirati, in collaborazione con istituzioni culturali: è in corso ad esempio la digitalizzazione dei manoscritti Palatini latini grazie a una intesa con l'università di Heidelberg.
Oggi ho la gioia di poter annunciare l'avvio di una importante iniziativa di digitalizzazione – la più grande fra quelle finora intraprese – che affrontiamo insieme alle Bodleian Libraries di Oxford, grazie alla munificenza della Polonsky Foundation. Leonard Polonsky, attraverso la fondazione che ne porta il nome, sostiene con interesse e passione simili imprese, che intendono facilitare l'accesso di molti ai beni dell'umanità conservati nelle grandi collezioni librarie nel mondo.
In questo specifico progetto, che verrà portato a termine in cinque anni, verranno digitalizzate un milione e mezzo di pagine, fra manoscritti e incunaboli di ambedue le istituzioni.
Viene da osservare che questa collaborazione e la generosità del mecenate che la sostiene sono una felice testimonianza di quanto la cultura trovi oggi come sempre i suoi onesti sostenitori e li accomuni in benemerite imprese. E in particolare la Biblioteca Vaticana, nel suo servizio all'umanità da quasi sei secoli, preservando i suoi tesori culturali e rendendoli accessibili ai lettori, trova qui un nuovo percorso che conferma e amplia la sua universale vocazione, grazie all'uso di nuove strumentazioni.
I due terzi dei volumi digitalizzati – circa un milione di pagine, pari ad almeno 2.500 volumi – saranno scelti fra i manoscritti greci ed ebraici e gli incunaboli della Biblioteca Apostolica Vaticana. Quanto agli 8.900 incunaboli, la quarta raccolta più grande al mondo, la Biblioteca ne ha da poco completato la messa in rete del catalogo informatico e sta ora affrontando una impegnativa catalogazione a esemplare; inoltre, grazie a quest'altro progetto, si ripromette di mettere a disposizione del popolo del web più di 800 esemplari interamente digitalizzati. Fra essi il famoso incunabolo del De Europa di Pio II Piccolomini, stampato da Albrecht Kunne a Memmingen non oltre il 1491, e la Bibbia latina delle 42 linee di Johann Gutenberg, il primo libro stampato a caratteri mobili tra il 1454 e il 1455. Della collezione di manoscritti ebraici, una delle più importanti esistenti anche se non fra le più ampie, saranno inseriti nella digitalizzazione manoscritti di particolare valore storico, come il Sifra scritto fra la fine del IX e la metà del X secolo, probabilmente il più antico codice ebraico giunto sino a noi, e un'intera Bibbia scritta in Italia intorno all'anno 1100. Ma si potranno trovare anche commentari biblici, Halakhah e Kabbalah, commentari talmudici, e scritti di ambito liturgico, filosofico, medico e astronomico.
Dei manoscritti greci entreranno infine nel novero dei digitalizzati importanti testimoni delle opere di Omero, Sofocle, Platone, Ippocrate, oltre a codici del Nuovo Testamento e dei Padri della Chiesa, molti dei quali riccamente decorati con miniature bizantine.
È noto che tali imprese non nascono dal nulla, ma sono il frutto della collaborazione di molti, che "credono" a queste iniziative e ai valori che le reggono e vi spendono generosamente le loro energie. In questo caso l'incrocio delle collaborazioni è più ampio e quindi simbolicamente più ricco. Attendiamo con fiducia che il seme diventi pianta e attendiamo i nostri lettori, se non delicatamente appoggiati sui rami di una pianticella di senape, accomodati dinanzi ai loro computer a scorrere le immagini che speriamo presto di poter fornire loro nella rete.


Press Release


*(from L'Osservatore Romano, April 12, 2012)

Da Oxford alla Vaticana – di Cesare Pasini (L'Osservatore Romano, December 3, 2013)


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