Biblioteca Apostolica Vaticana

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Riapertura della BAV

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Discorso di introduzione al Convegno del Prefetto Monsignor Cesare Pasini

Convegno
La Biblioteca Apostolica Vaticana
come luogo di ricerca e come istituzione al servizio degli studiosi

11-13 novembre 2010

Introduzione
Cesare Pasini


La Biblioteca Apostolica Vaticana come luogo di ricerca e come istituzione al servizio degli studiosi. Un lungo titolo per indicare il doppio scopo a cui mira il convegno che prende il via in occasione della riapertura della Biblioteca Vaticana: ripercorrere cioè, per il periodo degli ultimi sessant´anni, gli studi compiuti in Biblioteca e la vita della Biblioteca nella sue attività.
Si è scelto di circoscrivere la ricerca al periodo successivo all´ultima guerra mondiale, ritenendolo adeguatamente omogeneo, sufficientemente ampio e significativo per gli sviluppi successivi al pontificato di Pio XI, il papa bibliotecario che, da prefetto e da pontefice, aveva ridato slancio in molti modi - non ultimo attraverso considerevoli opere di ristrutturazione - alla Biblioteca.
Sessant´anni sono un piccolo frammento, l´ultimo, di un ampio percorso di più di cinque secoli e mezzo, percorso che mi sono trovato a raccogliere tre anni fa dalle mani dell´allora prefetto Raffaele Farina. Tre anni anomali a causa della chiusura della Biblioteca agli studiosi, ma in un percorso che non penso si sia interrotto: anzi, per le attività interne e per i lavori che abbiamo condotto per preparare la Biblioteca rinnovata in vista della riapertura, mi sento di affermare che è continuato e si è persino incrementato. E anche le ricerche degli studiosi sono spesso procedute a distanza, seppur in modo più limitato.
Riprendendo il cammino, ci è utile volgere lo sguardo verso ciò che si è compiuto: per quanto riguarda gli studi, ogni indagine e sintesi, che verrà proposta e ulteriormente verificata nel comune dibattito, potrà essere un positivo stimolo e indirizzo alle ricerche che si vorranno in futuro intraprendere; per quanto riguarda le attività della Biblioteca, l´esposizione di ciò che è stato fatto permetterà una migliore conoscenza di quanto avviene "dietro le quinte" e ancor più potrà favorire uno scambio di esperienze che tornerà a vantaggio per le scelte future: per le nostre, ma spero anche per le altrui.
Non so anticipare quanto verrà esposto e quindi non posso certo anticipare i frutti che ne verranno o le conclusioni che se ne potranno trarre. Ma si tratta, per usare il titolo della mostra, che è stata inaugurata ieri sera e che si prolungherà sino a tutto gennaio 2011, di conoscere la Biblioteca Vaticana nella sua storia aperta al futuro.
Iniziando per parte mia questa indagine, desidero pormi nella prospettiva di "conoscere" la Biblioteca Apostolica nella sua identità e missione, così come emerge oggi, in particolare dall´ultima guerra mondiale. Avrei certo potuto guardare a tutta la sua storia fin dalle sue origini, ma è lavoro per un verso troppo ampio in questa sede e per un altro più volte sondato e quindi noto nelle sue linee fondamentali. Fermandomi agli ultimi sessant´anni, cercherò di cogliere, dalle azioni e dai pensieri dei pontefici nell´arco temporale preso in considerazione, qualcosa del percorso che la Biblioteca stessa ha compiuto. È un´indagine a volo d´uccello, quasi una semplice raccolta di episodi e di citazioni, talvolta limitati nel loro valore e significato, ma che spero possa permettere di individuare alcune caratteristiche specifiche per ogni periodo considerato.

1. Pio XI (1922-1939)
Prendendo avvio dall´ultima guerra mondiale, ci troviamo nel pieno pontificato di papa Pio XII e resta quindi alle spalle la ben nota e forte presenza di papa Pio XI, cui già accennavo. Mi si permetta tuttavia, in forma esemplificativa e in modo quasi aneddotico, di segnalare l´interessante sequenza di indicazioni, nel Diario della Biblioteca redatto dal prefetto Giovanni Mercati, in merito alle visite di papa Ratti in Vaticana durante i lavori. In particolare, nel 1928, l´anno della costruzione dei primi tre piani del magazzino degli stampati sul lato orientale del Cortile del Belvedere, Mercati elenca le visite del 5 febbraio, del 1 aprile, del 6 e del 20 maggio, del 28 giugno, fino a che si trova costretto a utilizzare un´espressione sintetica che vale per innumerevoli visite lungo il secondo semestre: "Luglio-dicembre. Il Santo Padre ripetute volte è sceso a vedere i lavori e a spingerli fortemente avanti". Si comprende che erano tutte visite "di lavoro", nelle quali il Pontefice effettuava controlli, esprimeva valutazioni e comunicava decisioni operative. Al termine dell´anno, con evidente respiro di sollievo, Giovanni Mercati poteva scrivere, nell´annotazione inerente alla visita del 20 dicembre, a lavori conclusi: "Sua Santità si è dimostrato contentissimo, e tutti in generale sono rimasti ammirati della buona riuscita, non ostante la somma celerità, quasi precipitazione dei lavori". Non ci sfugge, nelle parole del Prefetto, lo "spingere fortemente avanti" da parte di papa Ratti e la "celerità" e "precipitazione", che il Pontefice - da ex prefetto ma in effetti ancora in veste di prefetto! - seppe imprimere ai lavori e che Giovanni Mercati sembra aver subìto con qualche affanno. Ma, si sa, i lavori in corso vanno stimolati con energia, e neppure noi saremmo qui a raccontarlo a Biblioteca aperta, dopo i tre anni trascorsi, se papa Ratti non ci avesse lasciato qualcosa del suo spirito...

2. Pio XII (1939-1958)
Ma torniamo a papa Pio XII, che tuttavia non sembra aver avuto contatti di specifico rilievo con la Biblioteca. Mi risulta infatti che l´abbia visitata, insieme all´Archivio Segreto, una sola volta, il martedì 11 aprile 1944, per prender visione, dopo i gravi bombardamenti sull´Italia Centrale, di quanto era stato raccolto e depositato nelle due Istituzioni vaticane dalla preziosa biblioteca del monastero di Montecassino e da altre simili collezioni di volumi e di opere artistiche. Nelle cronache della visita vieni segnalato l´interesse del Pontefice per i reperti più significativi, dei quali era stata preparata un´esposizione dimostrativa nella Biblioteca e nell´Archivio.
La notizia ci richiama al ruolo della Biblioteca Vaticana come luogo di conservazione, in questo caso persino come asilo e rifugio in drammatici momenti di emergenza, e ci ricollega all´iniziativa, ugualmente legata al pontificato di Pio XII nei successivi anni Cinquanta, di riprodurre in microfilm ampie sezioni dei fondi manoscritti della Vaticana e di destinarli alla Saint Louis University nel Missouri raccogliendoli nella Vatican Film Library: una decisione ben comprensibile dopo i disastri della guerra e nel clima di "guerra fredda" e di paura di un conflitto nucleare vissuto nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale. Ambedue gli episodi ricordati, pur nella loro diversità, paiono caratterizzare l´apporto di papa Pacelli in relazione alla Biblioteca Vaticana nel segno della conservazione difensiva, di emergenza, consono del resto all´asprezza dei tempi. Per il resto sembra di percepire, da parte del Pontefice che ben conosceva le istituzioni vaticane già dal suo servizio come Segretario di Stato di Pio XI, un rapporto istituzionale di fiducia, nello svolgimento normale dei compiti a ciascuno riservati.
Proprio questi compiti sono peraltro descritti, almeno una volta, nell´udienza che il 15 maggio 1957 papa Pacelli concesse ai membri della Bayerische Bibliotheksschule di Monaco di Baviera: vi troviamo specificamente ricordati gli Scriptores con il loro lavoro per la Biblioteca, le attività di ricerca e la compilazione dei cataloghi, il laboratorio fotografico ampiamente potenziato e la Scuola di Biblioteconomia annessa alla Biblioteca. Sono inoltre richiamati sia l´apertura nel 1892 della Sala Leonina per la consultazione degli stampati, a utilità dello studio dei manoscritti e per l´analogo servizio all´Archivio Segreto Vaticano, sia l´accesso agli studiosi dello stesso Archivio Segreto: accesso che, rimarca il Pontefice, aveva avuto come conseguenza un forte incremento delle collezioni librarie in Biblioteca. Il breve riassunto di questo discorso chiarisce come il rapporto squisitamente istituzionale di fiducia fra il Pontefice e la Biblioteca non significasse evidentemente lontananza o estraneità ma comportasse piuttosto una precisa conoscenza della Biblioteca e un apprezzamento per la presenza di essa, e ugualmente dell´Archivio, nell´ambito scientifico della ricerca storica; e il cenno alla Scuola di Biblioteconomia permette inoltre di segnalare l´interesse di papa Pacelli per questa Istituzione fondata dal suo predecessore nel 1934, della quale aveva inaugurato un´apposita aula nel 1941 e di cui aveva ricevuto in udienza i membri, insieme a quelli della Scuola Pontificia di Paleografia Diplomatica e Archivistica, il 15 giugno dell´anno seguente.

3. Giovanni XXIII (1958-1963)
Durante il suo breve pontificato Giovanni XXIII effettuò tre visite alla Biblioteca, delle quali fondamentale fu la prima, il 19 giugno 1959. Fu una visita ampia, minuziosa, durata oltre due ore, in tutti gli uffici: la segreteria, la Scuola di Biblioteconomia, il magazzino degli stampati, l´economato, l´ufficio accessioni, le sale del catalogo, la sala di consultazione degli stampati, la sala Barberini, la sala di consultazione dei manoscritti, i laboratori fotografici e il laboratorio del restauro, il medagliere. Il Pontefice, apprendiamo dai resoconti della visita, mostrò particolare interesse agli schedari degli stampati, frutto delle innovazioni introdotte ai tempi di Pio XI in collaborazione con la biblioteconomia nordamericana; aveva anzi voluto personalmente cercare nello schedario un libro, il Codex Diplomaticus Civitatis, et Ecclesiae Bergomatis (Bergamo 1784-1799), facendoselo portare e - ci si premurò di osservare - "sperimentando così direttamente, come fanno gli studiosi durante le loro ricerche, il funzionamento del catalogo stesso e della distribuzione".
Le due visite successive furono meno significative: circa un anno dopo, la domenica 3 luglio 1960, venne per vedere il Museo Sacro, evidentemente trascurato per motivi topografici nella visita del giugno 1959. Vi fanno riferimento solo le agende del Pontefice, con una semplice annotazione sulla "grande gioia" che ebbe nel rivedere quelle stanze dopo sessant´anni e sul fatto che - scrisse - "non mi stancai per nulla". Il 22 febbraio 1962 fu infine presente all´inaugurazione dei nuovi locali degli Indici di Iconografia dell´Arte Cristiana, al pianterreno della Biblioteca: si fermò circa un´ora interessandosi di tutti gli aspetti, anche i più minuti.
L´interesse di papa Roncalli per la Biblioteca, che nelle tre circostanze descritte appare tangibile nel suo indugiare durante le visite, sentendosi a proprio agio tanto da non provare stanchezza, è confermato dalla sua decisione di far ricollocare, il 17 luglio 1959, la statua detta di Ippolito nell´atrio della Biblioteca: si trattava, per sé, di un rientro dopo il trasferimento al Museo Lateranense avvenuto nel XIX secolo, ma quella scelta veniva a simboleggiare anche un collegamento all´epoca protocristiana, nella quale era vissuto il personaggio che vi si riteneva raffigurato, e rivelava quindi ultimamente una specifica attenzione storica. Del resto, non è difficile immaginare che il Pontefice si sia accostato alla Biblioteca Vaticana (e all´Archivio Segreto) con l´animo dell´antico cultore di storia e con l´atteggiamento del comune studioso, appunto richiedendo, durante la prima visita, un volume che si connetteva alle sue decennali ricerche sulla Chiesa di Bergamo. E non per nulla, in morte, lasciò alla Biblioteca un piccolo fondo di storia bergamasca, segno allo stesso tempo del suo impegno di ricercatore e di una delicata attenzione alla Biblioteca.

4. Paolo VI (1963-1978)
Con Paolo VI non solo entriamo in un pontificato più esteso nel tempo e ricco di numerose visite alla Biblioteca, ma anche ci accostiamo a una riflessione vivissima, che approfondisce il significato e il ruolo dell´Istituzione. Troviamo riferimenti alla Biblioteca nelle due visite principali, di inizio pontificato l´8 giugno 1964 e, per il V centenario della Biblioteca (come in quegli anni si riteneva), il 20 giugno 1975 e, in connessione con questo anniversario, nell´udienza concessa il 23 ottobre 1975 ai partecipanti al Colloquio internazionale della Biblioteca Vaticana. Ma altri cenni sono presenti nei discorsi con cui papa Montini il 28 giugno 1969 consegnò alla Biblioteca il papiro Bodmer VIII contenente le lettere di san Pietro, o quando inaugurò nel Salone Sistino la mostra su Le livre de la Bible il 25 marzo 1972, e quella su san Tommaso e san Bonaventura il 9 luglio 1974, o fece riferimento all´esposizione di antichi codici latini nel Salone Sistino durante l´udienza concessa il 16 aprile 1973 ai partecipanti al IX Congresso internazionale dell´Associazione Guillaume Budé; e infine nelle parole che il 24 marzo 1964 il Pontefice rivolse al cardinale bibliotecario Eugène Tisserant nella Sala dei Pontefici dell´Appartamento Borgia in un incontro a festeggiamento dei suoi ottant´anni.
Per cogliere la riflessione di Paolo VI sulla Vaticana sono fondamentali, e ampiamente sufficienti, i discorsi pronunciati in occasione delle due visite principali. Ma desidero iniziare con una citazione tratta dall´ultimo discorso citato, per il cardinale Tisserant, nel quale, riferendosi al festeggiato, tratteggia la figura dello studioso in ricerca, che fa opportunamente da sfondo a ogni considerazione sulla Biblioteca: "Noi sappiamo quali fatiche, quali rinunce, quale pazienza, quale rettitudine, quale disinteresse, quale amore al sapere esiga la dedizione totale e perseverante agli studi superiori, i quali, proprio perché tali sono, diventano lunghi, diventano aridi, diventano ingrati; e obbligati a scavare materiale per l´erudizione, fanno languire spesso la vivacità del pensiero e la libertà dell´espressione artistica, impongono alla mente la pazienza di accuratissime analisi e frenano nello spirito i voli delle alte sintesi della cultura finale. Noi perciò non possiamo non rendere omaggio ed esprimere riconoscenza a chi vi ha consacrato un grande talento, un´energia poderosa, una vita intera; e da un´abnegazione piena di amore alla verità e alla Chiesa ha cavato libri, opere, esempi degni dell´ammirazione e dell´emulazione degli studiosi".
Ma quando varca le soglie della Biblioteca Apostolica, lo studioso che cosa vi trova? Anzitutto i grandi beni dell´umanità. Per questo Paolo VI nella visita del 1964 esprime un "sentimento [...] di venerazione, di omaggio a quanto è raccolto e custodito nella Biblioteca, che non è un cimitero, perché tutto, in essa, parla, rivive, sembra palpitare nella rievocazione che lo studio fa di questa eredità immensa dell´espressione umana, della storia, della cultura, della vita passata, la quale ivi riprende il colloquio con quelli che ne sanno cogliere e comprendere le voci misteriose". Quei documenti infatti hanno vita in sé, ma anche "rivivono" grazie allo studio di quanti li accostano: è questo appunto il significato della ricerca, che costituisce il frutto fecondo della fatica descritta nel discorso al cardinale Tisserant.
Chi entra in Biblioteca, accanto ai "beni" ivi conservati, deve trovarvi uno spirito di accoglienza, di universalità, come si esprime il Pontefice nella visita del 1975: "La Biblioteca Vaticana rimane aperta agli studiosi d´ogni provenienza, superando gli stessi confini della professione cattolica ed ammettendo uomini di diverso orientamento religioso; ma soprattutto essa tende tanto a valorizzare il suo specifico e spesso unico, e inedito, patrimonio, quanto a mantenersi aggiornata nell´ormai sconfinata mole delle pubblicazioni e dei libri". Quindi un servizio che abbraccia tutto l´operato della Biblioteca e che il personale della Biblioteca desidera compiere alla perfezione: per questo il Papa, nella visita del 1964, dichiara di avvertire nei suoi ascoltatori un "sentimento di interesse, di premura, per rendere tutto perfetto, dare una forma moderna, restaurare, riparare, perché si è in un campo dove la perfezione, sotto ogni aspetto, per la custodia, la classifica, la divulgazione diviene la professione, l´impegno, il dovere quotidiano".
Agli occhi di Paolo VI questo servizio si configura, nel seguito dello stesso discorso, in una specie di lavoro ascetico, quasi monastico: "Tale attività è molto stimata per le virtù ascetiche che essa impegna ed esige, perché non si può compiere una tale missione di studio specialmente al livello imposto dalla Biblioteca Vaticana e con una dedizione professionale assoluta, se non si è superata una quantità di ostacoli anche interiori, di desiderio e di aspirazioni a carriere che il mondo moderno fa balenare davanti agli occhi di chi lo contempla. Sua Santità vuol dire ai presenti che essi debbono considerarsi quasi dei monaci, consacrati cioè al pensiero scientifico, alla cultura e questo qualifica la loro vita dedicata a sì nobile missione". Sentiamo ancora, in queste frasi, un´eco delle parole espresse al cardinale Tisserant, ma vi è insieme anticipato un aspetto, il principale e il più profondo della riflessione di papa Montini, quello cioè che, riconoscendo e rispettando la validità in sé e l´autonomia della ricerca in quanto tale, scopre anche una sorta di carattere "sacro" nella ricerca stessa della verità: la descrive come connessione fra il compito della Chiesa e "gli studi d´ogni epifania di verità", come li chiama il giorno della consegna alla Biblioteca del codice Bodmer, sia che tale verità "sia nota per via di ragione, che per via di rivelazione"; ma spinge oltre il percorso sino a percepire una presenza di Cristo stesso nei frammenti di verità che la ricerca e lo studio vanno raccogliendo nei documenti della storia.
Ecco come papa Montini descrive questi passaggi nel discorso del 1964, partendo dal primo grado, nel quale si sente riecheggiare, applicato alla Chiesa, esperta di umanità, la famosa sentenza di Terenzio: Homo sum, humani nihil a me alienum puto, o, detto in altro modo con espressione di impronta biblica, quella vocazione che la rende "cattolicamente" aperta all´umano, a tutto ciò che di bello, di buono, di nobile, di degno l´umanità ha prodotto nel corso dei secoli: "Alla domanda se questo è compito della Chiesa, non può esservi dubbio rispondere affermativamente; vi è lì una specie di ecumenismo della cultura, e la Chiesa ha aperto e spalancato le porte, ha messo a disposizione i libri e i microfilm, ha prodigato tutte le facilitazioni e agevolazioni per la diffusione della cultura, per la sua circolazione più esatta e più larga; tutto quello che è umano, che l´uomo divulga, stampa e diffonde, la Chiesa lo accoglie ed è una testimonianza di maternità grande, di universalità di anima; nulla le sembra estraneo, a nulla può essere indifferente, il suo occhio è aperto su ogni fenomeno umano, anche su quelli deteriori e catalogabili soltanto - come i veleni nelle farmacie - in reparti riservati. [...] La Chiesa desidera - e l´ha dimostrato con i fatti - che la verità sia conosciuta, che l´opera di Dio, l´interpretazione del pensiero divino, stampato nelle cose, negli avvenimenti, nelle anime, nelle intelligenze, sia posta in evidenza ed emerga dalle carte, dai documenti, dai codici: espressioni dell´arte e della cultura".
Ma c´è dell´altro, perché il desiderio della Chiesa si protende, dice il Papa, verso "un ultimo e spirituale scopo: che tutto divenga voce, inno: e salga - anche se, all´inizio, confusamente e inconsapevolmente - come lode di Dio, come riconoscimento del Verbo che fa piovere sulle cose umane la sua intelligenza e la sua conoscibilità. Si dà testimonianza a Cristo anche studiando così e anche tacendo e lavorando così". Risentiamo, in queste parole, le antiche riflessioni di Giustino Martire che, già nel II secolo, invitava a riconoscere i "semi" del Logos divino presenti nel logos-ragione mirabilmente sparso nell´antica cultura greca. E, traducendo in una terminologia a noi più vicina, possiamo affermare, che tutte le verità parziali, storiche e filologiche che siano, discendono e si ricollegano alla Verità somma, che è Dio; e quindi una missione culturale, come è quella della Biblioteca Apostolica Vaticana, riletta in questo contesto più ampio e allo stesso tempo senza nulla sovrapporre alla ricerca o in nulla manipolarla o asservirla, diventa anche in definitiva una missione religiosa, di ossequio alla Verità ultima, divina.

5. Giovanni Paolo II (1978-2005)
Il lungo pontificato di papa Giovanni Paolo II ha comportato numerose occasioni di contatto con la Biblioteca Apostolica Vaticana, soprattutto per inaugurare varie esposizioni: già a pochi mesi dalla sua elezione, l´8 maggio 1979, la mostra Testimoni dello Spirito con gli autografi offerti a Paolo VI per i suoi ottant´anni, il 30 maggio 1985 la mostra Dante in Vaticano, il 23 ottobre 1990 la mostra dedicata a sant´Ignazio nel cinquecentesimo anniversario della sua nascita, il 6 aprile 1993 la mostra Nuevo Mundo per il quinto centenario della scoperta e dell´America; a queste visite possono essere accostate quella dell´11 aprile 1986 per l´inaugurazione delle porte della Biblioteca e dell´Archivio e anche la lettera inviata al cardinale bibliotecario il 21 giugno 2000 in occasione dell´inaugurazione della mostra I vangeli dei popoli. Ma i due momenti principali di incontro furono la visita del 7 febbraio 1984, quando fu inaugurato il nuovo deposito dei manoscritti, e l´udienza in Sala Clementina al personale dell´Archivio e della Biblioteca il 15 gennaio 1999.
Il pensiero di papa Wojtyla emerge tuttavia già con chiarezza nella visita del 1979, quando inaugurò la mostra con gli autografi offerti a Paolo VI. Egli, infatti, invita a transitare dal manoscritto all´uomo che lo verga e che vi "è presente": "Al di sopra di tutto, in questi fogli manoscritti, vergati ora con nervosa rapidità ora con pacata serenità, è presente l´uomo: l´uomo che, nel momento in cui traccia un segno, intende dialogare o con se stesso, per analizzarsi e conoscersi meglio; o con gli altri, per comunicare e manifestare ad essi le proprie concezioni, i propri sentimenti; o con Dio, per pregarlo con angoscia fremente o con dimessa umiltà. È presente, in questi manoscritti, l´uomo nella completa e complessa varietà della sua vita, delle sue aspirazioni alla verità, al bene, al bello, alla giustizia, all´amore". La riflessione del Pontefice va quindi oltre il compito specificamente bibliotecario, per ricordare - citando l´enciclica programmatica del suo pontificato (Redemptor hominis, 10) - che "a quest´uomo, anzi a questi uomini, le cui testimonianze vengono gelosamente conservate perché siano integralmente tramandate ai posteri, va il rispetto della Chiesa, la quale è consapevole che il suo compito fondamentale è di "dirigere lo sguardo dell´uomo, di indirizzare la coscienza e l´esperienza di tutta l´umanità verso il mistero di Cristo, di aiutare tutti gli uomini ad avere familiarità con la profondità della Redenzione che avviene in Cristo Gesù"".
Collocati in questo scenario, i beni dell´umanità conservati nella Biblioteca vengono intesi all´interno del compito ecclesiale più globale di evangelizzazione della cultura, come cultura "umana", anzi come cultura che trova in Cristo il fondamento più autentico dell´uomo. Il punto di partenza di questa riflessione si riallaccia idealmente alla riflessione di Paolo VI, che collegava tutte le verità parziali alla Verità somma, che è Dio; o, per altro verso, richiama quello spirito umanistico, che ha caratterizzato sin dagli inizi la Vaticana, per il quale punto di riferimento imprescindibile di ogni ricerca è l´uomo, la sua razionalità, la sua realtà spirituale, la sua dignità. Ecco perché, rimarca Giovanni Paolo II nella visita del 1984, senza nulla togliere all´attività quotidiana della Biblioteca "diretta alla promozione della conoscenza e della scienza ed alla tutela per patrimonio culturale nella sua più ampia accezione", è un´esigenza "della cultura umana quella di privilegiare maggiormente, al di là della conoscenza sensibile ed empirica, quella razionale e metafisica e quella della religione e dello spirito, cioè della fede".
Di conseguenza, prosegue il Pontefice, una cultura autenticamente umana - poiché la Biblioteca è aperta a tutti gli studiosi "senza distinzione di razza, ideologia o religione, purché siano cultori di una vera scienza, veramente al servizio dell´uomo" - guiderà a concepire adeguatamente e a costruire correttamente la società degli uomini: "Furono quelle scienze umane", quelle coltivate con spirito umanistico in Vaticana e altrove, "a costituire nel passato un denominatore comune culturale, che anche oggi ha la sua attualizzazione e continuazione nel servizio di quell´intesa e di quella collaborazione internazionale che è impegno e aspirazione di tutti i popoli. [...] È proprio infatti delle scienze umane stabilire la giusta gerarchia dei valori, ordinando l´universo dell´uomo e della natura a servire la pace. Ed è soprattutto in questo servizio di collaborazione culturale diretto al bene dell´uomo, all´intesa intellettuale, alla pace e alla ricerca della fede che si deve distinguere l´attività della Biblioteca Apostolica".
La frase conclusiva apre alle espressioni dell´altro intervento fondamentale, del 1999. Mi concentro sull´invito del Papa a individuare, nel servizio di chi opera nell´Archivio e nella Biblioteca, quello di evangelizzazione della cultura o, come egli ama specificare, di "nuova evangelizzazione della cultura". Infatti, spiega, "bisogna trovare il modo per far arrivare agli uomini e alle donne di cultura, ma forse prima ancora agli ambienti ed ai cenacoli dove la cultura attuale viene elaborata e tramandata, i valori che il Vangelo ci ha comunicato, insieme a quelli che scaturiscono da un vero umanesimo, gli uni e gli altri, in realtà, tra loro strettamente connessi. Se infatti il Vangelo ci insegna il primato assoluto di Dio e l´unica salvezza in Cristo Signore, questa è anche l´unica via per apprezzare, rispettare e veramente amare la creatura umana, fatta a immagine di Dio e chiamata ad essere inserita nel mistero del Figlio di Dio fatto uomo. Ora, i preziosi cimeli conservati, studiati e resi accessibili nella Biblioteca e nell´Archivio, costituiscono come la testimonianza vivente della costante proclamazione, da parte della Chiesa, dei valori evangelici, fautori del vero umanesimo. [] Voi contribuite in maniera significativa a porre le condizioni perché gli uomini e le donne impegnati in ambito culturale possano trovare la strada che li conduce al loro Creatore e Salvatore, e così anche alla vera e piena realizzazione della loro specifica vocazione in questo tempo di passaggio tra il secondo ed il terzo millennio ".
Si innestano fra loro e si connettono due aspetti: quello già più volte rilevato, secondo il quale tutto ciò che è umano rimanda e rilancia verso la Verità tutt´intera, e l´aspetto specificamente rimarcato da Giovanni Paolo II di aiutare ogni uomo, ogni cultore della storia, a percorrere "la strada che li conduce al loro Creatore e Salvatore, e così anche alla vera e piena realizzazione della loro specifica vocazione". Il primo aspetto ci colloca in dialogo con tutti gli uomini di buona volontà, il secondo aspetto ci ricorda una grazia di missione che ci è stata affidata.

6. Conoscere
Mi fermo, in questa indagine, alle soglie del Pontificato di papa Benedetto XVI, di cui conosciamo l´intervento del 25 giugno 2007 rivolto alla Biblioteca e all´Archivio, alla vigilia dei lavori di ristrutturazione della Biblioteca, e - oggi - il Messaggio che ci è stato appena letto; e abbiamo accolto con riconoscenza e come proficuo incoraggiamento l´interessamento costante del Santo Padre, in questi tre anni, ai lavori in corso.
Dagli interventi dei pontefici precedenti - sia permessa qui una sintesi - è emersa una svariata ricchezza di azione e di pensiero: l´intervento immediato di Pio XI nel condurre in porto i grandi lavori di rinnovamento della Biblioteca; il rapporto istituzionale di Pio XII in un periodo di grave emergenza bellica e postbellica; l´interesse di Giovanni XXIII quale antico cultore di storia che si trovava a proprio agio in una biblioteca; le riflessioni di Paolo VI, così attento a cogliere la fisionomia del ricercatore e l´ascesi esigente del lavorare in Biblioteca, e così penetrante nel percepire la "sacralità laica" degli "studi d´ogni epifania di verità" e il conseguente misterioso legame alla Verità somma che trasforma la ricerca in un implicito "inno a Dio"; infine l´approfondimento di Giovanni Paolo II, che pone al centro l´uomo: l´uomo che ha redatto il documento e l´uomo al cui servizio deve muoversi la ricerca per essere autentica, l´uomo e la sua ricerca che trovano il loro senso ultimo nella Verità del Creatore e Redentore, come già suggeriva Paolo VI, e il conseguente invito ad aiutare ogni ricercatore a raggiungere questo ultimo traguardo.
Da questi interventi è quindi venuto un contributo articolato a conoscere la Biblioteca Apostolica Vaticana, la sua realtà e il suo "mistero", nelle sue molteplici sfaccettature: una conoscenza di cui abbiamo tutti, da differenti collocazioni e ruoli, una percezione e che potrà manifestarsi nella sua varietà anche negli interventi che seguiranno.
Non voglio tuttavia concludere questa introduzione al convegno senza indicare - poco più che un elenco! - gli strumenti e le occasioni, che abbiamo appena realizzato o stiamo conducendo in porto in queste settimane, per facilitare questa conoscenza. Coltivando tali iniziative, penso che siamo in linea con un invito che ho trovato ben espresso nel discorso del 1964 di Paolo VI: "Lo scopo precipuo di una così impegnativa attività è non solo di raccogliere, catalogare, ordinare secondo un criterio di alta perfezione un materiale tanto importante e prezioso, ma altresì il divulgarlo e renderlo accessibile secondo il motto che Niccolò V volle fosse posto nella sua biblioteca: Pro communi doctorum virorum commodo, cioè per l´estensione della cultura".
La Biblioteca, si sa, rende accessibili i propri materiali con pubblicazioni scientifiche: è il suo compito specifico, è il suo modo di "divulgare". E, fra gli svariati lavori usciti o in corso di stampa, desidero assicurare che in queste settimane vedrà la luce la Guida ai fondi manoscritti, numismatici, a stampa della Biblioteca Vaticana, a cura di Francesco D´Aiuto e Paolo Vian: uno strumento atteso, che non mancheremo di presentare adeguatamente ma che qui mi è gradito annunciare come ormai imminente, ringraziando i curatori e i numerosi collaboratori.
Abbiamo però voluto esprimere questo servizio di conoscenza anche in altre modalità, così da raggiungere fasce di pubblico differenti. Sappiamo infatti come la Biblioteca Vaticana sia estremamente nota e ben identificata nell´ambito degli studiosi di tutto il mondo ma sia altrettanto ignorata o talora fraintesa nella comune percezione. È nata così l´idea di una Storia della Biblioteca Vaticana, che in sette volumi comunichi la vicenda plurisecolare della nostra Istituzione a un pubblico interessato anche se non necessariamente "addetto ai lavori": sono fiero di poter presentare oggi il primo volume, su Le origini della Biblioteca Vaticana tra Umanesimo e Rinascimento (1447-1534) , a cura di Antonio Manfredi e con la collaborazione di molti studiosi interni ed esterni alla Biblioteca. Dalla stessa motivazione, rivolta a un pubblico più ampio, è nata la mostra Conoscere la Biblioteca Vaticana: una storia aperta al futuro, a cura di Barbara Jatta, che abbiamo inaugurato ieri, e per la quale è stato approntato un catalogo, a cura di Ambrogio M. Piazzoni e della stessa Barbara Jatta, frutto anch´esso di numerose collaborazioni. Queste iniziative - insieme ad altre minori come la nuova brochure, l´agenda 2011 con raffigurazioni tratte dai nostri tesori e una pubblicazione sui lavori compiuti organizzata dalla Società Italcementi, generoso sponsor dei lavori -, che ci hanno richiesto molte energie, hanno marcato la riapertura della Biblioteca, insieme al Convegno che stiamo inaugurando.
Avrei gradito legare la riapertura anche alla partenza in forma definitiva del progetto di digitalizzazione dei manoscritti. Da quando il progetto è stato annunciato ormai quasi otto mesi fa, lo scorso 24 marzo, dopo essere stato preparato per circa due anni, si sono prospettate varie e interessanti vie per reperire i consistenti fondi necessari e renderlo quindi operativo, e non solo possiamo dire di non essere stati in pigra attesa, ma posso anche assicurare che le numerose vie analizzate e in parte percorse ci fanno sperare in una soluzione non lontana. In ogni caso i lavori compiuti, grazie alla collaborazione di Seret, Autonomy, Metis, E4, hanno permesso di avere ormai pronti 126 manoscritti, con 28.000 immagini riprodotte. E sentiamo il desiderio, per mostrare il frutto di quanto compiuto e metterlo a disposizione degli studiosi, di approntare appena possibile - con i tempi necessari per questo tipo di operazioni - un servizio di consultazione a bassa definizione, in linea sul web, delle immagini già disponibili. Anche questo sarà un servizio di conoscenza, sicuramente molto gradito, oltre a costituire una opportuna modalità di conservazione.
Scelgo per chiudere un´espressione che mi è venuta di getto, mentre scrivevo alcune pagine introduttive al catalogo della mostra. Facevo riferimento a quella che chiamavo la "famiglia" del personale della nostra Istituzione; "una bella famiglia, quella della Biblioteca Apostolica, - mi veniva di precisare - ricca di persone motivate, preparate, dedite e convinte della loro missione, e unite in una collaborazione impegnativa e feconda!". Vorrei in qualche modo allargare questo sguardo positivo e riconoscente - che non nega le fatiche o i contrasti, ma non vuole lasciarsene mai schiacciare o frastornare - anche alla famiglia dei nostri studiosi e amici qui così largamente rappresentata. Grazie a tutti.


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