Biblioteca Apostolica Vaticana

Vi informiamo che lunedì 18 dicembre 2017 la Biblioteca aprirà alle ore 10:00.

Laboratorio Fotografico

Stampa

Il Laboratorio Fotografico della Biblioteca Apostolica Vaticana provvede alla riproduzione, secondo le opportune tecniche, dei manoscritti, degli stampati, delle stampe, delle medaglie e monete nonché dei cimeli e degli altri oggetti della Biblioteca sia per uso interno, sia per conto degli studiosi (Richieste fotografiche); esegue le richieste di riproduzione approvate dai Direttori dei Dipartimenti; allestisce e aggiorna i propri archivi fotografici. È costituito da un settore che provvede alla riproduzione mediante apparecchiature fotografiche analogiche, e da una parte, più recente, che si avvale di tecnologie digitali.
Il settore analogico si occupa della produzione di microfilm su pellicola bianco e nero 35 mm e del relativo sviluppo, della ristampa da microfilm, delle fotocopie, della produzione di diapositive 35 mm, ektachrome 6x7 cm e 13x18 cm, mentre il settore digitale provvede all’acquisizione di file elettronici di singoli fogli nonché di codici e stampati interi, e alla relativa stampa a colori o in bianco e nero. Esiste anche la possibilità di ripresa digitale con luce ultravioletta.
Il materiale prodotto viene conservato negli Archivi analogico e digitale opportunamente allestiti.
Un’importanza primaria rivestono, per quanto concerne la parte analogica, la ripresa su microfilm, ancora in corso, dell’intero patrimonio manoscritto e, per quanto riguarda il settore digitale, la risoluzione elevata dei file acquisiti, che consentono di soddisfare le esigenze di archiviazione e conservazione.

Le attrezzature

Il Laboratorio analogico della BAV dispone attualmente delle seguenti attrezzature:
  • Due macchine planetarie per la ripresa del microfilm 35 mm negativo bianco e nero, in uso ininterrottamente fin dagli anni Cinquanta.
  • Una macchina da ripresa del microfilm 35 mm negativo bianco e nero.
  • Una reprocamera per pellicole per i formati 13 x 18 cm e 20 x 25 cm.
  • Un banco ottico per il formato 13 x 18 cm.
  • Una fotocamera con la quale viene eseguito il formato 35 mm, e un’altra per il formato 6 x 7 cm.
  • Una sviluppatrice dei microfilm.
  • Una macchina che riproduce il microfilm 35 mm con pellicola Duplicating da negativo a positivo e viceversa.
  • Una fotocopiatrice.

Il Laboratorio digitale della BAV dispone attualmente delle seguenti attrezzature:
  • Due fotocamere digitali per la ripresa di pagine di manoscritti e stampati. Risoluzione rispettivamente 6 megapixel e 12 megapixel, corredate di diversi obiettivi (grandangolo 28 mm, macro 60 mm, zoom 18 – 70 mm).
  • Uno scanner planetario per la ripresa di manoscritti. Risoluzione molto alta (400 dpi su un formato di ripresa di 50 x 70 cm), illuminazione a lama di luce priva di UV/IR, profondità di colore 12 bit in fase di acquisizione, altissima precisione nel dettaglio, adatto anche a stampe con tratti fitti e finissimi, corredato di piano basculante per i libri e cristallo smontabile, e di un accessorio per la ripresa di libri che consentono un’apertura limitata (90 – 180 gradi).
  • Due scanner per la ripresa dei palinsesti. Vengono prodotte due immagini identiche, una in RGB e uno a luce UV, ad altissima risoluzione (1.200 dpi nativi).
  • Uno scanner planetario per la ripresa in bianco e nero di stampati, di cataloghi ed inventari manoscritti e di materiale archivistico. Acquisisce a risoluzione varia fino a 600 dpi, con piano basculante e cristallo.
  • Tre scanner desktop per la digitalizzazione del microfilm e dei traslucidi (35 mm – A4), e uno scanner piano (formato A3) per la digitalizzazione di stampe e mappe originali.
  • Una fotocamera digitale da 10 megapixel, prevalentemente in uso per la ripresa di medaglie e monete.
  • Una fotocamera digitale da 12 megapixel per la ripresa in loco per documentazione e pubblicazione, corredata di obiettivo zoom 24-70 mm e flash.
  • Varie stampanti fotografiche.

Attualmente non esiste robotica, cioè scanner automatici usati prevalentemente nelle digitalizzazioni di massa, perché essi non sarebbero adatti alla ripresa dei preziosi originali.

Annesso alle sale di lettura della Biblioteca Apostolica Vaticana è un locale dove è possibile studiare i manoscritti attraverso le loro riproduzioni oppure esaminarli mediante l’utilizzo di apparecchiature specifiche. Qui si trovano un lettore a lampada di Wood per la lettura dei palinsesti, un lettore delle filigrane, lettori di microfilm e microfiche e tre terminali connessi all’archivio delle immagini digitali da dove è possibile consultare attualmente 53 cataloghi e inventari manoscritti e circa 3.000 manoscritti interi nei vari formati.

Parametri tecnici e qualitativi delle acquisizioni digitali

Il formato da adottare per l’archiviazione delle immagini digitali è costantemente argomento di confronto e discussione; il Laboratorio Digitale della Biblioteca Apostolica Vaticana per ora si è orientato secondo i parametri indicati dai maggiori osservatori internazionali sulla buone pratiche digitali nell’ambito dei Beni Culturali, archiviando le immagini in formato TIF non compresso.

Le immagini, corredate di scala cromatica e millimetrica, vengono acquisite in formato RAW (ove possibile), e successivamente trasformate, a seconda dell’originale, in TIF a 8 bit oppure a 16 bit di profondità di colore, e archiviate, provviste di profilo colore e completate dei necessari metadati, nel server comune.
La possibile risoluzione di un sistema di ripresa digitale non è, tuttavia, il parametro principale per la valutazione della sua qualità, bensì è la giusta sinergia tra sensore, ottica e illuminazione, insieme a una risoluzione possibilmente elevata, a determinare la qualità delle acquisizioni. Per ovvi motivi di conservazione, ci si orienta sempre verso una risoluzione adeguata all’oggetto ma possibilmente molto alta, per ricavare dei file master che possano rispondere a qualsiasi possibile futura necessità di utilizzo e che possano progressivamente sostituire gli originali nello studio e nelle indagini scientifiche.
Determinante nella scelta di un sistema di riproduzione è la protezione degli originali. Si prediligono, specialmente per la riproduzione dei manoscritti, quei sistemi che sono corredati di leggii che permettono di aprire i libri a meno di 180 gradi, e che consentono di fare riprese senza che il sistema sia a contatto diretto con l’originale, facendo anche a meno del cristallo.

Cronaca del Laboratorio Fotografico e progetti particolari
1907 – Anni Venti

La riproduzione fotografica per gli studiosi ebbe inizio nel 1907. Da allora fino alla fine degli anni Venti era affidata, sia per uso interno che per i richiedenti, a un fotografo esterno di nome Sansaini, oppure talvolta agli studiosi stessi veniva concesso il permesso di eseguire riproduzioni con i propri macchinari.

1931

Acquisto del primo macchinario di riproduzione, un riproduttore Jantsch bianco-su-nero su carta.

Anni Trenta

Successivamente, grazie alla generosità di Papa Pio XI (1922 – 1939), venne istituito il primo “Gabinetto Fotografico”, provvisto di apparecchi fotografici di varie marche, di una macchina per il microfilm bianco e nero e a colori, di macchine per lastre e diapositive in vari formati, e di un autoriproduttore Siemens.
Inoltre c’erano tre camere oscure, due delle quali servivano per lo sviluppo e la stampa, mentre la terza, denominata “Laboratorio Scientifico”, era adibita ad esperimenti innovativi di riprese fotografiche con luci ultraviolette, infrarosse e raggi X.

Anni Cinquanta

Un progetto particolare di microfilmatura si è intrapreso dopo l’ultima guerra: le distruzioni materiali, conseguenza delle operazioni militari, indussero il pontefice Pio XII alla creazione di un deposito di sicurezza oltreoceano dei microfilm dei manoscritti vaticani. Così, nei primi anni Cinquanta è iniziata una campagna di microfilmatura durata circa un decennio, durante la quale è stato riprodotto circa il 70% dei manoscritti vaticani. La Biblioteca ha reso disponibile la consultazione di tali microfilm presso la Pius XII Memorial Library (detta anche Vatican Film Library), appositamente creata nella Saint Louis University (U.S.A).

Anni Cinquanta-Ottanta

Negli anni successivi, fino all'introduzione del Laboratorio Digitale, le apparecchiature per la microfilmatura e la produzione di lastre si sono rivelate sufficientemente adeguate e ancora moderne da non avere necessità di sostanziali innovazioni nell’impostazione. Sono state acquistate fotocamere portatili per il 35 mm, una nuova fotocamera reflex per il formato 6 x 7 e un nuovo banco ottico, e una grande quantità di accessori fotografici più recenti.

Negli anni Settanta era in uso principalmente il banco ottico per pellicole 18 x 24 cm, sia negative che diapositive, mentre attualmente è in uso prevalentemente un banco ottico per il formato 13 x 18 cm. Con questi strumenti tradizionali è stata prodotta una grande quantità di ektachrome 13 x 18 cm per l’uso di studio e di pubblicazione dei codici e molte ektachrome di formato 20 x 25 cm per l’edizione, in collaborazione con società esterne, di pregiati facsimili di manoscritti.



Per i servizi più semplici di fotocopiatura, sono state introdotte e rinnovate le normali apparecchiature da ufficio.

1989-1994

Riproduzione in microfiche dell’intera collezione degli Stampati Palatini.

1994-1998

Il primo approccio della Biblioteca con la riproduzione digitale, con la collaborazione dell’IBM e della Pontificia Università di Rio de Janeiro. Progetto di digitalizzazione, prevalentemente in bianco e nero per motivi di spazio di archiviazione, di circa 150 manoscritti interi tra i più famosi ed importanti della Biblioteca. Messa a disposizione dei file, corredati di catalogazione, su dischi magnetico-ottici in un server locale.

1997-1998

Bibbia di Gutenberg: con la collaborazione di una società giapponese sono state digitalizzate ad alta risoluzione, mediante uno scanner a tamburo, le 1.300 ektachrome 13 x 18 cm dei fogli della Bibbia di Gutenberg.

Successivamente a queste due esperienze, la Vaticana si è progressivamente attrezzata e ha istituito un proprio Laboratorio Digitale, nel quale vengono acquisite immagini digitali, a scopo di studio, pubblicazione e per il proprio archivio, attraverso vari procedimenti, scelti in base alla natura del materiale da riprendere. Parallelamente sta proseguendo il lavoro di riproduzione, altrettanto importante, con la strumentazione tradizionale.

Dal 2002

Digitalizzazione dei microfilm di manoscritti, in modo tale da affiancare al supporto analogico (che è tuttora considerato la principale copia di archiviazione) quello digitale, che presenta il vantaggio della facilità di consultazione. Sono attualmente stati trasformati e resi disponibili per la consultazione degli studiosi in un server locale ca. 2.700 microfilm di manoscritti interi.

Acquisizione in bianco e nero, per mezzo di uno scanner planetario, degli stampati, del materiale archivistico e degli antichi cataloghi e inventari, allestendo successivamente dei file in PDF, i quali vengono progressivamente a sostituire gli originali degli inventari e cataloghi manoscritti nella Sala di consultazione. Attualmente sono stati così digitalizzati – oltre agli stampati e al materiale archivistico – 53 cataloghi e inventari manoscritti.

2005

Un recente progetto di digitalizzazione, mediante l’utilizzo di un dorso digitale da 35 megapixel, ha permesso di acquisire ad alta risoluzione (5.000 x 7.000 pixel) le immagini di quattro preziosi codici ebraici, nonché uno dei più venerandi cimeli della Vaticana, il Vat. gr. 1209 (noto come Codice B). Per questo progetto i formati di archiviazione scelti sono: il negativo digitale DNG, il formato fotografico TIFF, la compressione JPEG. Le immagini di uno dei codici ebraici sono successivamente state preparate, con un apposito programma, anche in una versione “sfogliabile”.



Per lo studio con strumenti elettronici dei palinsesti, la Biblioteca ha intrapreso, con la collaborazione di una società giapponese, un progetto di ripresa elettronica mediante due scanner che acquisiscono ad altissima risoluzione (1.200 dpi) due file identici dello stesso foglio palinsesto, uno a luce RGB e uno a luce UV. Dopo la ripresa, un software scritto ad hoc permette di sovrapporre le due immagini, elaborandole e integrandole reciprocamente, al fine di isolare ed estrapolare i diversi strati di scrittura. Questo software – come anche le apparecchiature – è in continua evoluzione, nel tentativo di adattare le sue potenzialità alle necessità espresse dai nostri specialisti. Attualmente sono stati acquisiti 1.500 fogli.

2006


Chiusura della camera oscura del Laboratorio: la stampa in bianco e nero ora avviene solo attraverso il procedimento digitale.

Un altro progetto di digitalizzazione, mediante l’utilizzo di uno scanner planetario a 400 dpi, ha reso possibile l’acquisizione, ad alta risoluzione, dei principali fogli tratti dai codici provenienti dalla biblioteca del Duca di Urbino Federico da Montefeltro, che ora costituiscono il fondo dei manoscritti Urbinati della Biblioteca Apostolica Vaticana. L’illuminazione a lama di luce dello scanner ha permesso una resa perfetta delle parti dorate dei fogli.

Il più recente progetto di ripresa elettronica intrapreso in Biblioteca riguarda i manoscritti che, per pregio, antichità o stato di conservazione sono custoditi nella Riserva del Deposito dei manoscritti. La particolare natura del materiale ha reso necessaria una scelta di un macchinario che fosse di altissima qualità e garantisse la salvaguardia degli originali. L’apparecchiatura scelta, uno scanner planetario, non a contatto, quindi, con l’originale, può acquisire a 400 e a 600 dpi nativi per originali della misura massima di 50 per 70 cm, generando un’immagine di ca. 12.000 per 8.000 pixel; l’originale è esposto alla luce solo al momento del passaggio del sensore. Un piano basculante elettronico permette una regolazione fine della pressione. Molto importante è l’opzione che permette di lavorare senza cristallo. In alternativa al piano basculante esiste un accessorio, appositamente realizzato su nostra indicazione, che consente di riprendere libri che hanno un angolo di apertura limitato e anch’esso consente di scegliere se usare il cristallo o meno.

Conservazione a lungo termine del patrimonio digitale

Il Laboratorio Fotografico Digitale ha inoltre il compito di conservare e salvaguardare l’integrità delle immagini digitali in luoghi e strutture sicure ed affidabili. Attualmente l’archivio digitale è composto da più di 139.000 file di varie tipologie come JPG, TIF, DNG e PDF ad alta risoluzione. Lo standard attuale di archiviazione e conservazione è il formato TIF non compresso.
L’archivio è frutto di vari anni di lavorazione ed acquisizione di dati eseguiti con macchinari informatici e fotografici sempre più evoluti e raffinati tecnologicamente.
Le immagini digitali sono archiviate in un unico server di storage della capacità complessiva di 24 Terabyte (circa 24.000 di Gigabyte) suddivisi in una copia sorgente e in due copie di sicurezza (backup).
La copia sorgente e la prima copia di backup sono conservati su hard disk interni al server storage mentre la seconda di backup è conservata su dischi fissi esterni e removibili. Tutti i dischi e i collegamenti degli stessi su scheda madre e controller RAID sono Serial ATA di seconda generazione. I backup, dalla capacità di 8 terabyte l’una, vengono realizzati da procedure informatiche di copia binaria a intervalli di tempo prestabiliti e frequenti.
La macchina risiede nel Centro Elaborazione Dati della Biblioteca, in luogo climatizzato a temperatura costante e ad accesso limitato.
Il sistema operativo della macchina di archiviazione è Linux Centos.
Il server di storage è reso disponibile ai soli computer del laboratorio fotografico digitale per l’archiviazione e prelevamento dei file tramite una rete LAN (local area network) con una banda passante nominale pari a 1000 Mbps (rete Giga Ethernet).
La rete interna è protetta da firewall di primo livello e realizzata con cavi in fibra ottica e cavi UTP di categoria 5e, 6a e 7.

Archivio fotografico analogico


L’Archivio conserva gli originali delle fotografie analogiche effettuate dal Laboratorio.



Secondo il Regolamento della Biblioteca le copie per gli studiosi si effettuano, ove possibile, a partire dagli originali.



Consistenza dell'Archivio fotografico:
Oltre 150.000 fotografie tra cui:
  • 50.000 microfilm dei manoscritti della BAV, riprodotti per intero;
  • 33.000 diapositive a colori di miniature e 10.000 di formato 13x18;
  • 35.000 pellicole in bianco e nero di grande formato;
  • le microfiche della Bibliotheca Palatina (oltre 12.000 stampati) e della Cicognara (oltre 4.800).
Funzioni dell'Archivio fotografico:
  • salvaguardia dei manoscritti: l’impiego delle copie fotografiche evita l’usura dei manoscritti dovuta al loro continuo utilizzo;
  • divulgazione: le riproduzioni permettono agli utenti che non possono recarsi direttamente in Biblioteca di studiarne le collezioni;
  • storico-documentale: le fotografie mostrano lo stato del manoscritto all’epoca della ripresa, in alcuni casi esse mostrano come il manoscritto era prima di deteriorarsi o prima di un intervento di restauro.
È in fase avanzata di realizzazione un moderno deposito climatizzato con parametri microclimatici ottimali per la conservazione del materiale fotografico.
Contatti e riferimenti

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