Biblioteca Apostolica Vaticana

La biblioteca sarà aperta agli studiosi fino a venerdì 14 luglio. Riaprirà lunedì 18 settembre.

Laboratorio di Restauro

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CENNI STORICI

Fin dalle origini, si ebbe l’esigenza di proteggere e custodire la ricca collezione libraria pontificia. Per far ciò il papa Sisto IV, nella bolla Ad Decorem Militantis Ecclesiae (1475), nominò Bartolomeo Platina come gubernator et custos con il compito di curare la conservazione e l’incremento dei volumi. Ancora nel XV secolo fu creata la figura del famulus con il compito di difendere i libri dai danni provocati dall’umidità, dalla polvere e dagli insetti. Nel 1555, Paolo IV istituì ufficialmente la figura del restauratore, affidandone l’incarico a Niccolò Fery1.

Il Prefetto Franz Ehrle, 1910 circa
Il restauratore era tenuto alla manutenzione del patrimonio librario “aggiustando le carte, rimettendo le fibbie e mettendo le pezze ai libri”2 e a realizzare legature semplici e funzionali. A questo scopo si doveva recare ogni giorno “nella solita stanza delli legatori”, per il compenso di tre scudi al mese, accresciuti di “quattro pagnotte basse e doi boccali di vino al giorno”3 (Petrucci Nardelli).
Al restauro partecipavano tanto i legatori quanto gli scriptores a seconda del lavoro da eseguire. Gli interventi infatti “andavano spesso oltre il moderno concetto di restauro” e comprendevano tanto “la sostituzione di legature rovinate, il rattoppo di carte, […] quanto la riscrittura di lettere sbiadite, […] fino alla trascrizione di intere pagine, se il loro stato di deterioramento era tale da impedirne il recupero” (Furia).
Notevole fu anche l’attenzione rivolta alla prevenzione: ne abbiamo testimonianza, ad esempio, negli scritti di Angelo Rocca, segretario di Sisto V, che dedicò uno dei capitoli della sua descrizione della Biblioteca Vaticana4 (1591) specificatamente alla conservazione del materiale librario, partendo dalla individuazione delle caratteristiche architettoniche utili alla salvaguardia del patrimonio, passando poi a prescrivere la periodica spolveratura dei volumi, fino a entrare nel dettaglio della ricetta per la preparazione della colla di farina (Furia).
Nei secoli, numerosi sono stati i personaggi di questa biblioteca che hanno offerto il loro importante contributo alla storia del restauro librario.
Celebre è, ad esempio, l’esperienza di padre Antonio Piaggio, custode delle miniature e scriptor, che nel 1753 inventò una apparecchiatura speciale per lo svolgimento dei rotoli papiracei ercolanensi (Furia).
Il personaggio che più di ogni altro dimostrò una profonda consapevolezza della conservazione e del restauro librario e contribuì a migliorarne i principi di base fu Franz Ehrle.
Prefetto della Biblioteca dal 1895 al 1914, studiò sistematicamente i manoscritti cartacei offesi dalla profonda corrosione degli inchiostri e i palinsesti rovinati, pochi anni prima, dai reagenti chimici applicati per permetterne la lettura. Egli presto arrivò alla conclusione che il restauro non poteva evolversi senza lo studio scientifico delle cause di deterioramento e senza la verifica della validità, della durata e della reversibilità dei materiali impiegati.
Per sua iniziativa si organizzò nel 1898 la Conferenza Internazionale presso la abbazia di San Gallo, “considerata oggi l’avvenimento storico da cui prese l’avvio l’era moderna del restauro librario” (Furia).

1Breve in Archivio Segreto Vaticano, Arm. LII, t.1, f.193v.
2Biblioteca Apostolica Vaticana, Archivio della Biblioteca, 28, cc. 84v, 54r, 71v.
3Biblioteca Apostolica Vaticana, Archivio della Biblioteca, 28, c. 22r.
4Biblioteca Vaticana a Sixto V Pont. Max. in splendidiorem commodioremque locum traslata, Romae, ex Typographia Apostolica Vaticana, 1591.

IL LABORATORIO


Laboratorio di restauro, 1906
Il nuovo laboratorio di restauro della Biblioteca Vaticana, creato attorno al 1890 per volere di papa Leone XIII, può essere considerato come uno dei più antichi laboratori presenti all’interno di una biblioteca; fu impostato in coerenza con il pensiero di Franz Ehrle, e il suo principale obiettivo è stato e rimane quello di salvare la ricca collezione di manoscritti e stampati dai danni di natura fisica, chimica o biologica, per assicurarne la trasmissione ai posteri. Dopo aver cambiato diverse sedi, nel 1936 il laboratorio fu definitivamente collocato sotto il Museo Chiaramonti, dove si trova ancora oggi (Iori), e ha ricevuto negli anni numerosi interventi migliorativi fino a quello del 2008, grazie al quale raddoppierà la sua superficie.
Gli addetti al lavoro proseguono l’importante eredità, in particolare la tradizione del restauro dei fogli pergamenacei, manoscritti. Il laboratorio ha saputo poi ben integrare questa antica tradizione con la nuova visione del restauro, percepito anche come momento di studio archeologico.

Restauro di un bifoglio in pergamena, 2007
Consapevoli che qualunque operazione di restauro comporta un evento traumatico e una perdita d’informazione, si cerca di intervenire con estrema discrezione ma allo stesso tempo di assicurare la funzionalità del manufatto.
In ogni caso ogni fase del restauro è documentata tramite una accurata scheda, corredata da immagini digitali, dove sono riportati i materiali e le tecniche utilizzate. È previsto che tutti i dati finora raccolti siano provvisoriamente inseriti in un database, dove confluiranno anche le informazioni pregresse, relative ai restauri eseguiti sin dal 1920, contenute oggi in registri cartacei. Il sistema faciliterà la conoscenza e la valutazione futura dei procedimenti e dei materiali più idonei, in linea con il pensiero del Cardinale Ehrle.
La cura del materiale librario attraverso la prevenzione si è protratta nei secoli e si è avvalsa di volta in volta delle nuove tecnologie. Nel 1983 è stato realizzato un nuovo deposito seminterrato per i manoscritti, progettato secondo le più innovative misure conservative (Federici).
La depolveratura e la disinfestazione dei libri sono state sempre affrontate con materiali e sistemi periodicamente aggiornati; in particolare dal 2000 si è dato l’avvio a un lavoro di disinfestazione eseguito con sistemi anossici e un mirato intervento di depolveratura, che ha richiesto l’impegno di personale di supporto.

Contatti e riferimenti
BIBLIOGRAFIA
Bignami Odier, J.: La bibliothèque Vaticane de Sixte IV à Pie XI. Recherches sur l’histoire des collections de manuscrits, Studi e testi, 272, Città del Vaticano, 1973.
Ehrle, F.: Della Conferenza Internazionale di San Gallo (1898), in Rivista delle biblioteche e degli archivi, XX, 1909, pp. 113-132.
Ehrle, F.: Della conservazione e del restauro dei manoscritti antichi, in Rivista delle biblioteche e degli archivi, IX, 1898, pp. 5-11, 19-25.
Federici, C.:Il progetto di riqualificazione del deposito manoscritti della Biblioteca Apostolica Vaticana, in Biblioteche oggi, ottobre 2007, pp. 47-52.
Furia, P.: Storia del restauro librario; Istituto Centrale per la Patologia del Libro, Editrice Bibliografica, 1992.
Iori, C.: Laboratorio di restauro dei codici presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, dattiloscritto, 1970.
Petrucci Nardelli, F.: Legatori vaticani, in Mercurius in trivio, Ed. Bulzoni; Roma, 1993, pp. 153-161.

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